il Filo di ‘Sofia : CAPITOLO 20 – LA SFERA SUL PIANO

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Sorridiamo. Apriamo testa e cuore. Incontriamo il diverso. Parliamo con tutti. Spargiamo semi, possibilità, sogni. E lo facciamo sempre con il sorriso sulle labbra. Perché si può rubare un’idea, ma non si può rubare il genio.

E’ questo che non capiscono gli arroganti seduti al Potere o i presuntuosi che il Potere stesso ha scelto come oppositori. Ogni volta che qualcuno cerca di copiare e incollare idee altrui, sistematicamente si perde un’occasione per realizzarle. Nell’epoca in cui emergono i copia e incolla o i ladri di progetti, nell’epoca delle pessime imitazioni o delle false promesse, si è anche diffusa la convinzione che le idee degli altri si possano attuare senza gli atri. Errore fatale! Come se le pessime imitazioni fossero, seppur lontanamente, sostitutive delle migliori originalità. Ma il talento non si può improvvisare, il genio non si può rubare, la creatività non si può di certo imitare, il cuore non si puo copiare e incollare. Insomma, il cuore di una persona non è riproducibile perché non si può fare il copia e incolla del cuore. Ecco il primo punto.

Nella visione politica dell’Associazione “il cantiere”, la sfera poggia e si muove sul piano, come la giustizia poggia e si muove sul piano dello “stato di diritto”, la libertà poggia e si muove sul piano della coscienza, l’amore civile sul dialogo, l’azione sul pensiero, la conoscenza sulla ricerca. Infatti, ancora oggi, nonostante lo sviluppo tecnologico e le grandi conquiste sociali, la giustizia giusta fatica ad affermarsi perché fatica ad attuarsi uno “stato di diritto” praticato attraverso una filosofia liberale, manca la libertà perché manca la coscienza civile e civica, crescono gli egoismi e le violenze perché non c’è dialogo. L’intero panorama politico italiano è vecchio, fermo a una visione piana e piatta. Anzi, peggio, è senza visione.

La partitocrazia ha sconfitto i partiti. Di più: la partitocrazia ha inghiottito i partiti. Quindi, forse, sarebbe necessario avviare una “rivoluzione copernicana” che riformi i movimenti e le organizzazioni politiche che hanno occupato lo Stato soffocando la democrazia. In tal senso, può essere utile ricordare che, per rivoluzione copernicana, si intende un cambiamento di prospettiva e di visuale, un salto di qualità, un passaggio a un paradigma “altro”. Spesso si dimentica che la forma delle istituzioni è anche sostanza e che questa si basa su sistemi elettorali che producono selezioni rigorose, che possano premiare i cuore, la passione, le idee, il metodo e le competenze. E che queste siano organizzate con il presupposto di ottenere risultati concreti, cioè benefici per i cittadini. Al contrario, assistiamo a governi che cercano di  perpetuare il Potere fine a se stesso, spesso al limite della legalità, quando a non addirittura illegali, e ciò produce cattiva amministrazione e aggravamento dei problemi che così non avranno mai soluzione. Dalle buone scelte della politica e, quindi, dal buon comportamento dei politici (bisogna sempre distinguere tra politica e politici) dipenderanno le scelte positive. La storia si incaricherà di dare un giudizio dei misfatti della cattiva politica. Sembra che oggi non ci sia niente di più virulento delle degenerazioni partitocratiche di destra, di centro e di sinistra, categorie superate dalla Storia, che ha già fatto piazza pulita delle ideologie. Però, ci sono due aspetti, legati alla forma-partito, che segnano il confine tra la possibilità di un progetto innovativo e, all’opposto, il vecchio meccanismo partitocratico che si manifesta come una struttura chiusa, cesarista, oligarchica, vetusta o illiberale. Al centro della politica e del territorio dovrebbe esserci la persona, non il “personalismo” mascherato da “buonismo collettivo” e gestito dagli apparati o delle segreterie di partito a danno delle libertà individuali.

Sarebbe importante costruire e praticare una forma organizzativa diversa, aperta, non-gerarchica, dove i compiti e le responsabilità siano semplicemente funzioni da svolgere (con onori e oneri) all’interno di un più ampio gruppo di persone coinvolte, cioè un “intellettuale collettivo” di ispirazione fortemente liberale in antitesi al cosiddetto “intellettuale organico” di gramsciana memoria. E così, di conseguenza, il rinnovamento potrà avvenire rompendo i confini e gli steccati partitocratici dei vari capi e capetti, che, spesso, sono inadeguati a dirigere in quanto poco preparati culturalmente, privi – inoltre – di esperienze significative che, quindi, non possono dirsi “classe dirigente”, esprimendo solo funzioni di partito che si concentrano quasi esclusivamente sulle operazioni di tesseramento che producono consenso. Il tesseramento che nasce, come sappiamo, per verificare la forza penetrativa delle ideologie preconcette (non delle idee frutto del libero pensiero) nel tessuto sociale che diventa strumento di Potere all’interno e all’esterno del partito. In queste condizioni, chiunque, dotato del talento e della capacità di “sedurre”, può diventare un capo o un capetto di brave persone ammaliate dal suo fascino, ma ciò non significa che il capo (o capetto) sia capace di produrre buona politica, cioè quella delle idee, dei progetti, della cultura applicata, produrrà – invece – soltanto idee vecchie e rimasticate e, spesso, orecchiate un po’ di qua e un po’ di là, essendo anche lui vittima e carnefice al tempo stesso di questa maledetta cultura del riporto, in cui niente è approfondito perché nessuno si preoccupa di farlo. Tutto ciò è all’origine della cultura dell’autoreferenzialità, priva cioè di riscontri. Ecco il secondo punto da tener presente. E la domanda che ci dovremmo porre è: che cos’è la libertà senza dignità? E cosa resta della dignità se non c’è libertà?

Carlo Prinzhofer e Pier Paolo Segneri

… Continua …

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