il Filo di ‘Sofia: CAPITOLO 13 – UN ASSETTO BLOCCATO

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Nei prossimi anni, il pragmatismo ideologico e la burocrazia elefantiaca, assassini della politica, dovrebbero essere superati muovendo la Politica su un altro e diverso paradigma: è il cambiamento delle forme. Ci riferiamo, innanzitutto, a quelle idee non supponenti né sussiegose, che tengono in vita sia il pensiero che l’azione.

Il pragmatismo, insomma, dei soli fatti e numeri, è l’opposto della concretezza e si è sostituito alla teoria della prassi, cioè a quella filosofia della politica di cui scriveva Benedetto Croce nel secolo scorso. La filosofia della pratica, di cui stiamo parlando, è la capacità di agire secondo il “metodo liberale”. Ripartiamo da qui.

In Italia, purtroppo, come abbiamo scritto in un precedente capitolo e come emerso negli incontri dell’Associazione “il cantiere”, vige un sistema bloccato composto da una moneta di vecchio conio: da un lato, il Partito della Nazione; dall’altro lato c’è la faccia della moneta rappresentata dal Movimento 5 Stelle; Lega e Fratelli d’Italia sono lì come bordo, come cintura che tiene insieme le due parti della stessa medaglia. Questo è il vecchio assetto!

Parliamoci chiaramente: i tempi della politica sono ormai regolati dai tempi televisivi. L’intelligenza è stata sostituita dall’invidia sociale e dalle piccole furbizie di approfittatori senza scrupoli, di cortigiani di una corte priva di ogni qualità. Ma se l’intelligenza, a volte, è ingenua, bisogna ricordare che la furbizia è stupida. La furbizia, infatti, non vede oltre il proprio naso, ha la vista cortissima, i tempi contati, il respiro affannato, la mentalità chiusa ed è incapace di prevedere quello che accadrà e, quando lo prevede, se ne “frega”. Perché il suo intento è quello di “avere” e di farlo solo al tempo presente, incurante di ciò che accadrà nel futuro.

Per dirla in poche parole, nel corso del tempo, la politica dei progetti istituzionali in favore dei cittadini è stata gradualmente sostituita dai comitati di faccendieri, dalle spartizioni sottobanco, dall’affarismo feroce, dai meccanismi usurai. Il vecchio, ma ancora attuale, regime è sopravvissuto per troppi anni al proprio fallimento sottoculturale attraverso lo spaventapasseri di un realismo sociale mistificato e mistificatorio che, promettendo la realizzazione di progetti mai nati o truffaldini, mai si sono concretizzati. E non potevano esserlo in quanto falsi, vuoti, inconsistenti, privi di qualsiasi memoria storica e politica e, quindi, senza mai concrete prospettive.

L’annullamento sistematico del pensiero concettuale, l’olocausto del dialogo, la (s)tortura del ragionamento e della conoscenza della materia politica, ha reso astratta – cioè virtuale – ogni azione, voluta da un’incapace e maldestra classe dirigente, che ha distrutto completamente il significato della parola “Politica” sostituendola con il suo opposto, cioè con le parole – prive di fatti – dell’antipolitica, con il Potere fine a se stesso, con l’arbitrio, l’ingiustizia, la cattiveria gratuita, l’illegalità diffusa, la violenza per la sopraffazione. Tutto questo, osservando bene, si ritrova nell’attuale modello politico che abbiamo sotto gli occhi. Un modello negativo, tossico, degenerante, utile solo per i benefici del Palazzo, che usa la politica per scopi personali. Un modello falso, ignorante (nel senso che ignora quali dovrebbero essere i suoi compiti), volgare in molte delle sue espressioni. Un vero e proprio stravolgimento dell’idea stessa di Politica ormai identificata – dicevamo – con il Potere fine a se stesso, con la partitocrazia dei comitati d’affari, delle conventicole. Ma la Politica, quella con la P maiuscola, di cui vorremmo parlare e che vorremmo ricostruire in senso positivo, non va confusa con il Potere. La Politica non può essere quella espressa dai vari ideologismi o assolutismi che si fanno la guerra. Per Politica si dovrebbe intendere – invece – la possibilità di cambiare, cioè l’arte del “nuovo possibile”. Perché la Politica non è e non può essere un mestiere per portare a casa soldi, ma dovrebbe essere un’arte per vivere… meglio. La Politica è tutto, ma non tutto è Politica. Come anche l’arte è tutto, ma non tutto è arte.

Carlo Prinzhofer e Pier Paolo Segneri

… Continua …

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