il Filo di ‘Sofia: Capitolo 7 – Corsari dopo il naufragio

PASOLINI

Intere generazioni sono, ormai da 20 anni, precarie, private di qualsiasi possibilità di progettare una speranza di vita in quanto lasciate senza occupazione o con stipendi da fame livellati verso il basso. Chi ha potuto e può è fuggito e fugge dall’Italia.

Come ci ha insegnato Pier Paolo Pasolini, la logica del Potere, scritto con la maiuscola per indicare una sorta di assolutismo, è quella del Potere fine a se stesso. Inteso in tal senso, il Potere è arroganza, violenza, presunzione, furbizia, sopruso, coercizione, cupidigia. Il Potere è illiberale per definizione. Il Potere è astratto, micidiale, irresponsabile, sleale e burocratico nel significato peggiore. Al contrario, la Politica è lealtà, responsabilità, creatività. In poche parole, la Politica è la Forza. Mentre il Potere è il lato oscuro della Forza. A tal proposito, il filosofo liberale Benedetto Croce definiva la Libertà come “forza storica”, dunque la Forza è la Libertà. La Forza è il rispetto per se stessi e per gli altri, la Forza è lo “stato di diritto”, la Forza è il rispetto dei diritti umani e civili, la Forza è dialogo e incontro, la Forza è umiltà, carità, amore civile. Di conseguenza, il Potere è superbia, sopruso, ingiustizia. E difatti così è.

Non a caso, abbiamo vissuto, a partire dal 1992, nell’obbligato rigore economico, imposto dagli eventi, ma lentamente privato del sano vigore umano della creatività e senza più dare nutrimento alla forza delle idee concrete, miseramente sostituite da una becera forma ideologica di pragmatismo, spesso astratto, fanatico e inconcludente. In più, il tempo è passato senza che si realizzassero quelle indispensabili riforme politiche, sociali e istituzionali che, intervenendo anche sulla nostra burocrazia elefantiaca e sul sistema della Giustizia, avrebbero potuto far uscire l’Italia dalla crisi. Infatti, il debito pubblico italiano, creatosi negli anni settanta e ottanta, ma ingigantitosi in modo esponenziale nei lustri successivi, unitamente alla crisi economica esplosa nel 2008, ha imposto nella nostra società l’appiattimento e l’annullamento delle risorse umane e delle creatività individuali schiacciandole verso il basso, verso l’egoismo o verso l’omologazione “telecratica” e di massa.

Sarebbe utile, allora, liberare le forze più dinamiche e vive del nostro Belpaese favorendo l’arte, la bellezza, la cultura. Investendo sulla scuola, l’università e la ricerca. Magari diffondendo una più intensa reciprocità tra i cittadini, in modo tale da arginare le paure, la cupidigia, i soprusi e permettendo così il riconoscimento delle capacità, del talento e dei meriti individuali o di gruppo. Invece, niente. Anzi, il nulla.

Quelli che vanno dal 1992 ad oggi sono stati anni vissuti nell’insicurezza più totale. Le nuove generazioni che si sono succedute, a cominciare da quelle nate negli anni Settanta, sono state escluse, respinte, emarginate, sfruttate e depotenziate nei diritti. Ma non basta: l’intero Paese è rimasto fagocitato dalla “transizione infinita”, determinata dagli apparati di parte o di partito. Peggio: le attitudini, le capacità e le qualità delle persone sono state spesso espulse dall’orizzonte politico e dal mondo del lavoro per motivazioni e logiche clientelari, familiste, nepotiste e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo subìto una selezione al rovescio della classe dirigente abituandoci o soccombendo, malvolentieri, all’assenza di una democrazia liberale. Hanno trionfato l’anti-democrazia e il Potere illiberale.

Sono stati anni (e lo sono tuttora) in cui, ogni giorno, abbiamo vissuto l’incubo di un “eterno presente” senza memoria e senza futuro, perduti per la mancanza di prospettive e di sogni. Privi delle possibilità avute dai nostri padri. Quasi tutto è rimasto fermo, bloccato, ingessato. Tanto è vero che, addirittura, oggi, si parla di “generazione perduta” per identificare coloro che all’epoca, cioè all’inizio degli anni novanta, avevano venti anni e per le generazioni immediatamente successive o per chi, al di là dell’età anagrafica, si è ritrovato perduto nell’insostenibile tormenta della più grave crisi degli ultimi cento anni. Ma è stata ed è innanzitutto una crisi politica. E ci sono responsabilità politiche. Chi ha tentato di invertire la rotta è naufragato. Molti di questi naufraghi della libertà, dell’uguaglianza e della vita si sono trasformati in pionieri, in sognatori, in Corsari della Politica. Per sopravvivere…

Carlo Prinzhofer e Pier Paolo Segneri

 … Continua

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