il Filo di ‘Sofia: Capitolo 5 – La Politica come Arte

StefanoArienti_Cristalli_mail

Da anni, al di là delle cause, portiamo sulle nostre spalle le conseguenze gravose di una crisi politica che sembra interminabile.

Una crisi che ha colpito non soltanto le istituzioni e l’economia nazionale o la finanza, ma intere generazioni di Italiani e di Europei, trasversalmente, facendoci precipitare, giorno dopo giorno, nella sottile paura del quotidiano, nell’insicurezza, nell’incombere della violenza, del terrorismo e della guerra, negli artigli della recessione economica, nella graduale e inesorabile rassegnazione, nella sfiducia verso il prossimo e verso le dirigenze dominanti.

Intanto, la mentalità chiusa e autoreferenziale del Potere fine a se stesso ci ha fatto sprofondare nel graduale e inesorabile impoverimento, non soltanto economico, ma soprattutto ideale, umano, culturale, sociale, artistico. Un disastro.

Neanche il ricorso al cosiddetto “governo dei tecnici” è stato risolutivo per l’Italia, ma era prevedibile. E neanche i governi successivi, compreso l’attuale esecutivo guidato da Matteo Renzi. Niente. E’ un declino inarrestabile e la fiducia diminuisce sempre di più, malgrado le costanti e invadenti presenze televisive. E’ mancata e manca la cultura politica, sono mancate e mancano l’umiltà, la lealtà, la memoria, l’anima civile e civica, la sensibilità, la visione. l’alterità. Manca la Politica.

Del resto, se la tecnica mira a un risultato, l’arte ricerca un significato. E la Politica è un’arte. La tecnica è nulla senza l’arte. E l’arte non può nascere senza la memoria.

Ecco, questo è il punto di partenza per tentare concretamente di coltivare un campo “altro”. Perché la Politica non può reggersi sulla tecnica, cioè sui freddi risultati astratti, ma dovrebbe invece essere l’arte del vivere… meglio. E oggi non lo è. Purtroppo. Oggi non è così. Forse, lo sarà il prossimo domani. Dipende da tutti noi.

Il problema che ci si pone davanti, ora, è quello di capire se e come rigenerare il dibattito politico. Si tratta di capire se e come ricostruire il dialogo, il discorso, la discussione, con il buon senso liberato dai vecchi retaggi del passato e dai falsi ideologismi. Dunque, il nostro interrogativo di partenza è: come possiamo riformulare e riformare i significati delle parole, ormai svuotate di senso dal nulla del Potere dominante? Come possiamo agire affinché venga posto un argine al dominio di una mentalità distruttrice, egoistica e votata al Potere egemone? Come possiamo fermare questa guerra, politicante e antipolitica, fatta di suoni gutturali e autoreferenziali, che vengono spacciati per concetti alti? Nulla è cambiato.

Dopo anni e anni di immobilismo, siamo di fronte al clamoroso fallimento del Potere verticistico, che ci ha chiuso ogni strada, ogni accesso, ogni possibilità, con il conseguente dilagare della disoccupazione e delle ingiustizie. Ad ogni livello.

Eppure, le persone di qualità ci sono. Le intelligenze e i talenti non mancano. Abbiamo coraggio, intraprendenza e capacità. La qualità politica esiste, ma viene soffocata attraverso una selezione al rovescio e viene a galla la mediocrità.

Siamo il Paese di Galileo, di Leonardo, di Michelangelo. Siamo il Paese della Bellezza e dell’Arte. Ancora oggi lo saremmo, se solo vi fosse stata la Politica al posto del Potere. Evidentemente, però, l’onestà e l’intelligenza, la sensibilità e l’impegno, la creatività e l’umiltà non sono le doti che, nel breve periodo, pagano. C’è bisogno di tempi lunghi affinché le cose maturino. E intanto che cosa si fa?

Oggi, infatti, è come se si avessero tutte le chiavi in mano, ma non vi fossero le porte. Abbiamo a disposizione tutti i mezzi, tutti gli strumenti, tutta la tecnologia, abbiamo le qualità e le idee, eppure siamo rimasti imprigionati in questo Nulla dove mancano i passaggi da poter attraversare per uscire dalla crisi ed entrare finalmente nel futuro. Mancano, insomma, le porte da aprire o da sfondare. Non abbiamo accesso alla possibilità di esprimere noi stessi e neppure di un lavoro che corrisponda alle nostre attitudini o retribuito il giusto. Intanto, la mediocrità viene premiata. Nonostante tutte le chiavi o le password che abbiamo in mano. Malgrado i meriti e l’impegno. Niente. Insomma, nonostante le capacità intuitive e organizzative, che pure ci sono nelle persone di tutte le età. Malgrado ciò e molto altro ancora, tutto questo bagaglio non serve a niente se non ci sono le porte. Perché non abbiamo modo di utilizzarle, le nostre chiavi! Il compito, quindi, è quello di provare a costruire le porte. Come? Ripartendo dal metodo.

Carlo Prinzhofer e Pier Paolo Segneri

Continua

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