il Filo di ‘Sofia: Capitolo 4 – IL CORAGGIO DELLE IDEE

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(@promosocialit) (@ilgeneralista)

E’ per questi e molti altri motivi che, il 16 Novembre 2013, insieme a un gruppo di pionieri, abbiamo costituito l’Associazione di cultura politica “il cantiere”.

Si tratta di un pensatoio, di una sorta di think tank basato sul metodo e il pensiero liberale inserito in un contesto di intelligenza collegiale. La caratteristica di tale spazio per “il nuovo possibile” è, innanzitutto, quella di tenere libera l’associazione da qualsivoglia scopo elettorale e dal bisogno del consenso che hanno i partiti o i movimenti. Infatti, tale scelta di libertà permette all’intero gruppo de “il cantiere” di operare senza fini dettati dalle poltrone da occupare o dalle eventuali scadenze elettorali.

Inoltre, dentro questo pensatoio di cultura politica, si studia e si elaborano idee calibrando il peso delle responsabilità assunte facendolo poggiare sul coraggio delle idee, sulla formazione delle persone, sulla circolazione delle idee e sulle sole forze dell’autofinanziamento proveniente dagli iscritti. Quindi, procediamo passo dopo passo, millimetro dopo millimetro con la consapevolezza che il nostro agire è un agire ideale, non ideologico e non idealistico, al punto di sgomberare il campo da qualunque corsa verso il Potere fine a se stesso, da qualunque sete o fame di Potere per il Potere ma, anzi, ricollocando al centro la Politica, con la P maiuscola.

L’attuale crisi italiana ed europea non si può risolvere limitandosi ad interventi tecnici o semplicemente adottando misure finanziarie, economiche e di bilancio. Siamo di fronte a qualcosa di più grande e di più profondo. Il sistema dominante basato sul Potere fine a se stesso non regge più. L’ignoranza al governo può soltanto provocare danni e aggravare la situazione. Servirebbe un risveglio della memoria e un riemergere delle coscienze. Abbiamo fiducia nelle persone e negli individui.

Non a caso, siamo di fronte a qualcosa che gli attuali partiti non hanno capito o non vogliono capire perché, altrimenti, dovrebbero anche ammettere il loro totale fallimento, salutare gli astanti e chiudere i battenti. Qui non basta la soluzione tecnica. Lo aveva detto addirittura il professor Mario Monti il 4 novembre 2011, prima che venisse nominato “senatore a vita” e, quindi, ben prima di ricevere l’incarico dal Presidente Napolitano di formare il governo: “Il problema non è tecnico, ma di passare a un’altra politica”. Ma qual è questa politica “altra”? Quella dei tecnici? Quella della partitocrazia? Quella del Potere fine a se stesso? Quella del Potere burocratico? Quale? Personalmente, insieme ad altri pionieri o Corsari, siamo impegnati, ormai da tempo, proprio su tale fronte, nel tentativo di porre queste domande e con lo scopo di formare un campo liberale, democratico e innovatore che in Italia ancora non c’è. Un campo “altro” rispetto a quello rappresentato dal blocco unico e trasversale del Potere dominante, cioè di questo “monopartitismo imperfetto” che domina dentro il Palazzo e, purtroppo, anche fuori.

Nel corso degli ultimi sessanta anni di storia repubblicana, i partiti politici sono stati gradualmente fagocitati dalla partitocrazia. Pezzo dopo pezzo. Stagione dopo stagione. Fino a quando, nel biennio 1992/94, i partiti storici sono stati smantellati perché sconfitti dal Potere partitocratico che, infatti, è sopravvissuto benissimo a quel tracollo, in piena continuità con il Potere passato. E’ stato un falso cambiamento perché si è trattato semplicemente di una delle metamorfosi del Potere.

Oggi, insomma, come e più di ieri, nell’assenza di dibattito e discussione, nella mancanza di conoscenza a cui sono stati condannati i cittadini italiani, il dialogo e il contraddittorio sul futuro dei partiti politici e sui partiti politici del futuro diventa il tema centrale da affrontare all’interno del dibattito sulla democrazia. Di più: la questione investe e riguarda direttamente i cittadini. Perché riguarda la nostra capacità di poter incidere, decidere, proporre, partecipare, contribuire alla vita sociale e civile dell’Italia e dell’Europa. Perché riguarda la rappresentanza stessa di tutti i cittadini, la formazione della classe politica, la circolazione delle idee.

…continua…

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