il Filo di ‘Sofia: Capitolo 2 – ESSERCI O APPARIRE?

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(@promosocialit) (@ilgeneralista)

Necessario e indispensabile è ricostruire. La password “ricostruire” è la premessa per poter accedere al “nuovo possibile”.

Ma usare oggi tale chiave di ingresso significa – innanzitutto – coltivare la memoria, andare alla radice, ritrovare il bandolo della matassa, scavare le fondamenta per edificare una vita migliore, tornare all’origine per ritornare al futuro, immaginare il domani, riapprendere il senso delle parole, riscoprire l’etimologia dei vocaboli, offrire nuovi significati, ritrovare l’importanza del dialogo, la forza delle relazioni e dell’ascolto, avere una visione. Esserci.

Troppe cose, intorno a noi, e per troppo tempo, hanno continuato e continuano a disgregarsi, frammentarsi, distruggersi. Va di moda la rottamazione e si inneggia ai rulli compressori che presto arriveranno a distruggere. La continuità con l’antico, invece, dovrebbe essere rappresentata dall’obiettivo di costruire, risvegliare la memoria, ridestare le coscienze, cioè riscoprire il sogno ad occhi aperti di concepire il futuro. E’ indispensabile farlo oggi ancor più di ieri. Ovviamente, se si vuole guardare avanti con lungimiranza. Infatti, il futuro nasce dalla memoria. E la memoria è l’antico, che non va confuso con il vecchio. Non a caso, il nuovo nasce dall’antico, non dal vecchio. Il “nuovo” possibile può nascere dalla memoria, non dall’eterno presente o dalla distruzione del passato. E’ necessario uscire da questo “eterno presente” da questo sonno della memoria. Guardiamo avanti…

Politica è Memoria, è movimento, è la pìetas romana: ovvero l’origine delle nostre emozioni sociali più profonde, è il sentimento che muove la nostra morale, la forza delle idee. Insomma, arrivati ormai sull’orlo del baratro, possiamo tentare di ripartire dall’antico (che potrebbe funzionare bene), al posto del vecchio (che non ha funzionato!). Perché l’antico, essendo Memoria, sa rinnovarsi. Mentre il vecchio si ripresenta ogni volta con lo stesso identico volto, come strenuo difensore dello status quo, del conservatorismo ideologico, del conformismo, del Potere fine a se stesso. Anche quando pretende di presentarsi come nuovo. In realtà, è l’erede del vecchio, è il prodotto della peggiore politica politicante. Del resto, il Potere è vecchio per definizione, il Potere è l’Ancien Règime, il Vecchio Regime. Anzi, peggio, il Potere è il Nulla. E’ assenza di ossigeno e mancanza di aria. E’ immobilismo, oppressione, staticità. E’ restrizione delle libertà. Infatti, il Potere è impotente, non può.

Quando si scrive Potere, con la P maiuscola, si fa riferimento al Potere per il Potere, al Potere autoritario e illiberale, alla cappa di piombo di qualsivoglia tirannia, compresa quella burocratica. Altrimenti, se così non fosse, se intendessimo la parola “potere” in senso liberale, allora, la scriveremmo con l’iniziale minuscola, ma – in tal caso – potere sarebbe riferito ai poteri liberali (esecutivo, legislativo e giudiziario) o, ancora meglio, significherebbe possibilità, che è tutta un altro modo di vedere le cose. Il potere, con la p minuscola, infatti, va inteso o come potere liberale o come possibilità, in altre parole corrisponde a uno spazio aperto e accessibile, coincide con una responsabilità o una funzione: il potere è la capacità di governo, di previsione, di realizzazione e si identifica con la possibilità di conoscere, di sapere, di agire, di operare, di indirizzare. Niente a che vedere col Potere. Con la P maiuscola.

Nell’attuale sentimento di generale sfiducia e di grave frantumazione sociale, sprofondati nella polvere e nella polverizzazione della democrazia e delle libertà individuali, non ci resta che cercare una via d’uscita per salvarci da questo Potere che ci attanaglia sempre di più distruggendo anche le parole, l’arte, l’essere.

Ecco che ritorna la necessità del dialogo. Aiutarsi e parlarsi per costruire ponti di alterità. Per individuare e coltivare un campo altro, quello liberale della Politica, come contraltare possibile al campo unico, illiberale e trasversale dell’antipolitica e del Potere, inteso come il lato oscuro della Forza. Sì, perché la Politica è la Forza, è la Libertà, è il coraggio delle idee. Mentre il Potere è l’apparenza, la cupidigia, l’arroganza, la boria, la furbizia, la violenza. E’ necessario, allora, prima di tutto, adottare un altro metodo rispetto a quello feroce e ingiusto del Potere attuale, un metodo “altro” rispetto alla legge della giungla. Ci vuole un altro campo. Anzi, un campo altro. Dunque, la prima domanda è: esserci o apparire? Si sa che l’apparenza inganna, come il Potere. Ma per esserci si paga un prezzo. E’ più comodo apparire.

Teniamo conto che il campo attuale, ormai, è divenuto un pantano incoltivabile, non è agibile, è una palude. Si tratta di sabbie mobili, chi si avvicina ne viene inghiottito. Andrebbe bonificato, ma ci vorranno almeno 20 anni, forse anche di più. E nel frattempo?

Che cosa si fa? Che cosa scegliamo? Esserci o apparire?

Si può e si deve, forse, ricominciare dal metodo, dalla forma, dalla Riforma. Si può e si dovrebbe, a nostro parere, ripartire dalla discussione, dal pensiero e dal metodo liberale, dalla fantasia come detonatore di libertà e segno vivo di responsabilità. Si parte dal metodo. Il resto viene dopo. Infatti, il metodo proposto in queste pagine può essere colto e adottato da ciascuno soltanto con l’intuizione, con la creatività, con l’immaginazione, con l’ascolto, con il dialogo…

Con questo libro, insomma, non si ha la pretesa di dare la ricetta giusta per la soluzione di tutti i problemi, ma si vuole soltanto tentare di offrire un metodo di lavoro, un approccio politico, che possa stimolare molte domande e dare qualche risposta mettendo le idee sul tavolo della discussione, in modo sincero e aperto. Anzi, più che risposte, avanziamo proposte. Proponiamo un metodo di azione. Si comincia dal metodo per arrivare a delineare un progetto politico. Per il futuro…

…continua…

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