il Filo di ‘Sofia : CAPITOLO 19 – DAMMI TRE PAROLE

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Fin dal primo giorno, l’Associazione di cultura politica “il cantiere” ha costruito il proprio metodo di lavoro attraverso il ritorno al significato delle parole, cioè con un ritorno al futuro. Infatti, indagando e approfondendo il senso delle parole, siamo riusciti a chiarire meglio i concetti che, grazie alla stesura di un vero e proprio Abbecedario della Politica, costituiscono le basi di un campo “altro”. Anzi, rappresentano lo spazio in cui poter concepire il “nuovo possibile” di una visione perlomeno tridimensionale.

In particolar modo, le tre principali voci intorno a cui ruota il dibattito interno al gruppo dei Corsari de “il cantiere” sono: conoscenza, convivenza e cittadinanza.

Nel corso del tempo, su queste tre parole si sono poste le basi per l’elaborazione di una proposta politica in grado di determinare quel salto di qualità di cui abbiamo scritto e che, forse, potrebbe portarci a un cambio di paradigma. Almeno si spera.

Accanto a queste tre colonne portanti del discorso, sviluppatosi all’interno della nostra associazione di cultura politica, si sono affiancate – inevitabilmente – altre parole fondamentali per la visione de “il cantiere”. A tal proposito, sempre continuando lungo il percorso della lettera C, riteniamo che l’attenzione dei Corsari abbia fatto bene, in questi primi anni di attività culturale, a soffermarsi sulla seguente e ulteriore triade di parole: coscienza, collegialità e comunicazione.

Insomma, attraverso il senso e il significato delle parole, si sono formate le premesse culturali per meglio delineare una Politica “altra”, una visione innovativa.

Del resto, proseguendo lungo il percorso della lettera C, abbiamo affrontato anche alcune altre terne di parole. Ad esempio: convincere, competere (cercare insieme), confluire. Oppure: comprensione, collaborazione e cooperazione. Si potrebbero aggiungere anche:
contraddittorio, costruzione e cammino. Sempre a gruppi di tre. Mentre l’Abbecedario della Politica, che è alla base dell’elaborazione culturale de “il cantiere”, è stato scritto con il metodo del dialogo e della dualità, cioè costruendolo attraverso alcuni binomi di parole: umiltà e modestia, forza e potere, sicurezza e certezza, memoria e ricordo, urgenza e fretta, semplice e facile e via di questo passo. Va dato atto che l’autore di tali schede è proprio uno dei due autori di questo libro.
Insomma, il merito di aver scritto, uno per uno, tutti i testi di tutte le coppie di parole è sicuramente di Pier Paolo Segneri.

Certo, il cammino appare ancora molto lungo e, come i lettori sanno più e meglio di chi scrive, servirebbe un passo più deciso per sconfiggere i meccanismi verticistici dell’*Ancien Régime*. Altrimenti, non potrà esserci mai nulla di innovativo.

Per fortuna, a cominciare dall’idea di un progetto politico riformatore, liberale e democratico, che può contenere altre idee e/o progetti nuovi, la discussione su questo tema ha già avuto un seguito, dentro e fuori i luoghi del vecchio campo. Ci riferiamo all’idea antica, ma non vecchia, di una costituente che si è sparsa anche tra gli addetti ai lavori, si è diffusa su internet, su alcuni giornali, tra la gente, le persone. E’ stata accolta e ospitata su altri quotidiani e magazine on-line. Ha trovato spazio nei blog, si è diffusa su Facebook, è stata riproposta in alcuni convegni, dibattiti, incontri, congressi e confronti politici. E continua ad alimentare riflessioni, articoli, interventi. Si tratta, insomma, di costruire un “altro” terreno rispetto a quello dominato dalla partitocrazia di destra, di centro e di sinistra. Si tratta proprio di un “altro” campo – dicevamo – rispetto a quello conosciuto finora con i primi, secondi e terzi “poli”. Dovrebbe essere un terreno politico diverso dall’attuale moneta di vecchio conio, di cui il Movimento 5 Stelle rappresenta una delle due
facce. Diverso e altro perché privato delle vecchie ideologie e degli schemi ormai obsoleti che non rappresentano più nessuno, se non quelli di chi è in “affari”. Si sente la necessità di pensieri innovatori, ma non tanto e non “solo per cambiare” ripresentando sempre le stesse vecchie idee, gli stessi vecchi schemi, le stesse vecchie persone.

Si avverte la necessità insopprimibile di una prospettiva Lib-Dem*, *cioè una riconquista di una innovativa, vera, concreta democrazia liberale. Il pensiero di una prospettiva liberale, nel rispetto della persona, non può essere imprigionata da regole e regolette che hanno il solo intento di limitare le scelte dell’individuo che, così, non più “libero”, è costretto a chiedere favori non diversamente da come succedeva nelle società prima della Rivoluzione francese, in cui si elargivano “regali” e/o graziosi privilegi solo se si era raccomandati dal Principe. Mentre, oggi, il ruolo del Principe è preso dagli apparati di partito o di movimento, che impongono costrizioni ai suoi “iscritti”. Alla faccia della Rivoluzione francese, di Tocqueville e della democrazia liberale che in Italia ancora aspettiamo! La

si aspetta da un secolo e mezzo, come lascito del Risorgimento italiano, del Risorgimento liberale.

Carlo Prinzhofer e Pier Paolo Segneri

… Continua …

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