il Filo di ‘Sofia: CAPITOLO 14 – ANDARE ALLA RADICE

radice

 

La proposta espressa in questo libro è una proposta di governo. E’ un libro visionario, certo, ma di una visione di governo. A tal proposito, l’idea portante è quella di mettere insieme politica e arte. Potrebbe essere proprio questa la sfida per governare il nostro Belpaese e l’Europa federale. Forse, insomma, per riuscire nell’impresa si dovrebbe – pensiamo – cambiare forma, passare a un nuovo paradigma, cercare un campo libero. Anzi, uno spazio dove poter coltivare il sentimento di fiducia, con lealtà e onestà. La visione che qui tentiamo di delineare è un luogo tridimensionale dove si può accedere attraverso il rispetto degli impegni presi e della parola data. Si tratta, in poche parole, di un campo aperto e altro. Un luogo dove ci sia spazio per esprimere se stessi, per la creatività, per le qualità degli individui. Ciascuno secondo le proprie attitudini. Uno spazio dove ognuno sia libero di incontrare gli altri e le idee degli altri, magari per costruire ponti, insieme, verso qualcosa di appena immaginato, diverso, possibile. Un terreno dove riseminare con cura e con amore il senso dello Stato, lo “stato di diritto”, una Giustizia giusta.

I partiti non ci sono più. Non ci sono più quelli di un tempo, non ci sono ancora quelli di domani. Siamo nel limbo infernale della partitocrazia: sia essa tecnocratica, burocratica, verticistica, oligarchica o affaristica. Ma i partiti, una volta, avevano una loro funzione nobile mentre, ormai, la partitocrazia di sempre ha divorato e distrutto anche i partiti di oggi. Non ci resta che lottare per il futuro affinché sia possibile avere dei soggetti politici con una diversa forma-partito.

Il tema è imprescindibile perché riguarda tutti. Soprattutto, riguarda chi ha l’ambizione di costruire, anche nel nostro Paese, un terreno “altro” e liberal-democratico, socialista riformatore e federalista europeo, in cui poter coltivare quella democrazia liberale che il Potere dominante ha impedito e ostacolato.

Il primo passo da compiere potrebbe essere quello di uscire dalla logica della contemplazione “fotografica”, quella dei “ritrattisti”, cioè di tutti quelli che guardano senza vedere, credono di sapere senza conoscere e che, invece di entrare nella logica delle analisi dettagliate delle questioni, si limitano a redigere un elenco sommario delle cose, senza compilare sul serio un inventario di ciò che esiste. Ma la cosa peggiore è che non chiedono mai il perché di ciò che esiste.

I politicanti non sanno distinguere ciò che funziona da quello che non va, al massimo si limitano a compilare il solito semplicistico elenco, lo slogan di turno, il marketing elettorale. Al contrario, servirebbero persone preparate e qualificate, capaci di dare qualche spiegazione, fare qualche diagnosi, soffermarsi sul perché delle cose che vanno sistemate. In altre parole, si dovrebbero usare metodi completamente diversi per una più corretta analisi dei problemi.

Per usare un’espressione medica, non più e non solo “diagnostica strumentale”, ma tornare all’antica “diagnostica generale” che si basava sulla percezione di un medico che prima di essere tale era un uomo. E sapeva, quindi, scrutare nel fondo dell’occhio. Del resto, in tutte le professioni e in tutti i mestieri, dal medico all’ingegnere, dall’artigiano al meccanico, dal cuoco all’orologiaio, è la diagnosi che individua il male o il pezzo non funzionante. E’ l’analisi del terreno che individua quello su cui vale la pena costruire o quello su cui è più adatto edificare. In tutti i mestieri e in tutte le professioni è necessaria capacità progettuale e organizzativa, figlie – appunto – di corrette analisi dello stato dei fatti. Tutte cose che andranno di pari passi con l’individuazione delle risorse disponibili, a cominciare dalle risorse umane, individuate appositamente da una ricerca basata sul talento, sulle attitudini e i meriti (cioè, l’inventario di ciò che si ha a disposizione, non di quello che si spera di avere). Quest’ultimo sarà direttamente proporzionale alla capacità di realizzare i progetti, superando tutte le difficoltà opposte da chi questo progetto non vuole realizzare, cioè dal sistema attuale. Il sistema attuale, infatti, non permette l’individuazione degli elementi necessari a cambiare se stesso. Di conseguenza, il Potere dominante si oppone alla ricerca del merito o del talento e mistifica la realtà – con tutti i mezzi che ha a disposizione (mass-media, comitati d’affari, omissioni criminali, conventicole, disinformazione, ecc.) – facendo credere che esistano dei paradisi che sono soltanto virtuali e basati su vaghe promesse, che non sono mai state mantenute. Andrebbero coinvolti, nella ricerca di una possibile verità, tutti gli istituti scientifici, tutti gli enti culturali e tutti gli studiosi della materia politica, intendendo per “politica” la nobile arte de “nuovo possibile” e la gestione della polis.

E così, lo studio di ciò che ha funzionato e che funziona, insieme all’analisi di quello che, al contrario, non è mai stato utile né (forse) mai lo sarà, porterebbe a un pensiero elevato. In tal modo, inoltre, l’andare alla radice o all’origine potrebbe essere una buona ripartenza, basata appunto sulle persone in carne ed ossa, di chi è stato capace e di chi non lo è stato. Senza appiattirsi sulla superficie e nelle banalità.

Carlo Pronzhofer e Pier Paolo Segneri

… Continua …

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