il Filo di ‘Sofia – La Politica come l’arte del vivere… meglio!

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Si dice, abitualmente che  chi ben comincia sia a metà dell’opera  e, a ben guardare, il titolo di questa nuova iniziativa editoriale promossa da Fattidicultura.net in collaborazione con il network di allinfo e l’Associazione di Cultura Politica “il cantiere” non solo ci sembra buono ma, addirittura, ben esplicativo del percorso che Pier Paolo Segneri e Carlo Pinzhofer hanno deciso di intraprendere.

il Filo di ‘Sofia” nasce come dialogo aperto, rivolto a chi ha voglia di tornare a ragionare, pensare, leggere in maniera critica la realtà legandola , sempre più, a quel filo che racconta di noi, del nostro fare, della volontà di non lasciare il passo a quel vuoto di cultura che è tipico delle società che amano esprimere il potere della forza e  non quello, imprescindibile della ragione…illuminata e, dunque, della bellezza che le è propria.

il Filo di ‘Sofia – La Politica come l’arte del vivere… meglio!
Introduzione

Abbiamo visto un campo libero dove si possono coltivare lealtà, onestà, rispetto degli impegni e della parola data. Dove c’è spazio per il talento, per le attitudini personali, per il merito, per la creatività, per le qualità di ciascuno. Dove ognuno può incontrare gli altri e costruire insieme qualcosa di nuovo. Dove si può seminare ovunque il senso dello Stato, la Giustizia, lo Stato di Diritto. Dove la parola “Politica”, scritta con la P maiuscola, significa stato di diritto, rispetto reciproco, forza delle idee, democrazia, libertà, responsabilità, dialogo, contraddittorio, azione, dissenso, operosità, fantasia. Dove l’uguaglianza non è l’omologazione delle menti, ma la diversità degli individui che si riconoscono tutti uguali davanti alla Legge e di fronte al Mistero. Dove ci sono pari opportunità e dove gli accessi al mondo del lavoro non sono ostruiti da un manto che nasconde il futuro negandolo, ma si possono aprire con le chiavi delle proprie attitudini, capacità, saperi, talenti, volontà.

C’è un altro campo che si sta formando e dove si stanno recando i cittadini, ma non è quello del blocco unico di centro-destra-sinistra, dei movimenti antipolitici e del Potere trasversale. Non è il campo dove si trovano, ora, i vari apparati di partito: primi, secondi o terzi poli. C’è un campo “altro” composto dai cittadini. C’è chi dice che non andrà a votare, chi non si riconosce nelle burocrazie di partito che sono in Parlamento, chi è indeciso, chi è furioso, chi non voterebbe mai per la vecchia nomenclatura.

E’ per questa ragione che proviamo qui a raccontare un sogno: quello di costruire un altro campo, aperto, diverso. Dove il modello di riferimento sia innovativo, moderno, liberal-democratico, socialista riformatore e libertario, cattolico-liberale e antitotalitario, dove il metodo liberale aiuti e integri forme nuove di organizzazione politica, di circolazione delle idee, di formazione della classe dirigente. Questo campo c’è. Lo vediamo oggi, tra le persone comuni.

E’ un campo liberale perché il pensiero è individuale, ma può diventare collegiale attraverso un dialogo aperto, senza pregiudizi, in contraddittorio leale con l’altro, con l’alterità. Un dialogo e un contraddittorio, quindi, sulle idee per una discussione non chiusa da posizioni preconcette. Soprattutto se provenienti da “sacre scritture”, cioè dai testi politici cosiddetti “sacri”, intoccabili, cristallizzati nel tempo, inviolabili, intoccabili.  Crediamo che potrebbe servire molto, invece, un lavoro individuale e di squadra, creativo, innovatore (basato sull’intelligenza collegiale e connettiva, frutto dell’insieme delle libere e responsabili intelligenze individuali) dove, nel confronto tra le parti, non emergerà chi parla meglio, chi possiede i mezzi di comunicazione o chi è più capace di sedurre, ma chi sa produrre meglio idee convincenti, con una esposizione chiara e semplice. E’ la forza delle idee.

Perché non si tratta più di vincere, ma di con-vincere, di vincere insieme, attraverso la verifica certificata di ciò che si propone di realizzare. Luigi Einaudi la chiamerebbe “la bellezza della lotta”, che è in realtà il contraddittorio delle idee politiche. Dove il vocabolo centrale dell’espressione einaudiana non è la “lotta”, ma la “bellezza”.

Il conflitto, insomma, sotto molti aspetti, è positivo quando produce reazioni positive e queste possono nascere se si accetta il concetto che l’idea dell’altro può essere migliore della nostra: questa è la “bellezza”, la bellezza del dialogo, cioè quella che una volta si chiamava una “buona conversazione” su temi importanti, da cui derivavano importanti studi che possono essere ricondotti all’idea antica e riformatrice dell’Umanesimo liberale.

Insomma, oggi, come già in altre occasioni storiche, tutte le partitocrazie di centro, di destra, come pure la sinistra e il movimentismo di regime, rappresentano soltanto tre posizioni che, all’apparenza, sembrano diverse nelle dialettiche ma che, in realtà, sono simili e interscambiabili all’interno di uno stesso schema di gioco. Giocatori omologhi di una partita sempre uguale, sempre sullo stesso campo. Roba già vista, vecchia, stantia, consunta. Nel gioco pirandelliano “partitocratico” dello scambio dei ruoli, ma con la stessa funzione di ricambio sulle poltrone del Potere. Tutto ciò è caratterizzato dagli accordi sopra e sottobanco, dal verticismo, dai personalismi, dall’egoismo cinico e dal sopruso dilagante. Tutto ciò che è figlio, insomma, dell’ignoranza, della miopia che diventa cecità, del cinismo, della cupidigia.

Tutto ciò, in poche parole, che produce l’impossibilità di conoscere “altro”. Ed è proprio questo che diventa, allora, mancanza di un dibattito aperto alle nuove idee. Ed è per questo che non si creano progetti alternativi ai vecchi criteri politici del Novecento.  Malgrado tutto, il Nulla avanza. Apriamo una discussione.

 Carlo Prinzhofer e Pier Paolo Segneri

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