L'Intervista di Allinfo.it : Vito Lo Re

 

VITO LO RE_foto doppia

@Vito_Lo_Re

Vito Lo Re è un Direttore d’Orchestra autorevole. Il suo disco, intitolato 35MM è la sintesi di un percorso emotivo che, a un certo punto, è diventato il progetto discografico uscito lo scorso 26 maggio. Racconta, nel tempo di 23 brani, sensazioni e stati d’animo dal sapore autobiografico.

Va premesso che il Maestro Lo Re si muove in ambiti differenti spaziando dalla musica classica sinfonica a quella leggera,  all’insegna della contaminazione dei generi.
Abbiamo intervistato il Maestro Lo Re proprio per saperne un po’ di più.

Maestro Lo Re facendo riferimento, da una parte, alla  personale idea di musica, aperta nella sua visione alla più eclettica contaminazione  e, dall’altra al mondo della Musica Classica, per giunta Sinfonica, abbastanza chiuso alle interazioni, come riesce a conciliare i diversi ambiti nei quali si muove componendo?

In effetti il mondo della musica sinfonica è molto rigido. L’idea di fondo che lo (s)muove è che sia depositario della grande realtà/verità musicale e, quindi, inconciliabile con quella appartenente ad altri universi musicali.

Come è nata la voglia di superarne i confini e di praticare nuove vie artistiche?

Io ho sempre creduto alla efficacia delle contaminazioni. Ciascuna identità musicale porta a sé utili  esperienze,  sensibilità e stimoli artistici diversi.
Rappresentano quel bagaglio che un musicista deve fare proprio se non vuole restare isolato nel proprio guscio.

La sensazione è che si stia risvegliando la necessità di tornare alla composizione, come è stato molto tempo fa? Bisogno naturale di evoluzione?

Forse in questi ultimi anni è cambiato qualcosa e  l’ambito classico nel quale i Conservatori e le Scuole di Musica si muovono sembra essersi improvvisamente attualizzato dal 1700  al 2017 . Pochi anni fa tutto questo era inconcepibile.

C’è di fondo un problema culturale?

Diciamo di sì. In realtà i problemi sono duplici.
A monte: il problema culturale determinato dal fatto che viviamo nella culla della Cultura e tale condizione ci ha spinto a dormire sugli allori.
A valle: il problema legato al mercato discografico che forse non esiste e questo dato di fatto influisce sull’esistenza stessa dei compositori. Per comporre hanno bisogno di un’orchestra e quando si rivolgono a delle nicchie di mercato le difficoltà aumentano sensibilmente, a tal punto da rendere impossibili persino i progetti più validi.

Che momento è quello compositivo?

E’ funzione delle regole che ha necessità di rispettare.
Se il lavoro che si deve fare è su commissione le possibilità di uscire fuori dai binari sono davvero poche. Il compositore diventa un artigiano al quale spetta il compito di materializzare ciò che ci si attende da lui.
Altra cosa è quando si è nella condizione di poter scrivere per se stessi. Le regole che devono essere seguite sono in realtà delle “non regole”
In questo disco le mie composizioni rappresentano la sintesi di un mio personale percorso evolutivo.
Tant’è che non ho difficoltà a definire “35 mm” un disco autobiografico, emotivo.

VITO LO RE_35mm_cover

Il titolo sembra svelare una passione evidente per il Cinema?

Per completare il disco avevo bisogno sia di un pretesto che di un filo rosso che legasse i singoli pezzi e poiché la musica che scrivo, da molti definita  “easy listening”, suona molto bene, proprio come una colonna sonora,  mi sembrava giusto connotarla con un titolo che la rappresentasse al meglio.

E’ nato nel tempo oppure ha avuto un inizio e una fine compositiva  ben definita?

La costruzione è avvenuta a metà dell’anno scorso e ho messo un punto a capo, rinunciando a tante cose per realizzarlo.
Poi è arrivata la parte più difficile, ossia della ricerca della casa discografica e stranamente tutte le tessere del puzzle si sono composte velocemente.

E’ ispirato da immagini ricorrenti?

No, ciascuna composizione è diversa dall’altra. Anche i titoli suggeriscono momenti unici.

E come definiresti il tuo disco?

Il frutto di una naturale evoluzione che attinge da ogni esperienza del mio vissuto. Esperienze negative incluse che hanno illuminato la mia scrittura.

I dischi si fanno per esprimere un bisogno interiore poi, però, sono soggetti alla interpretazione  di chi li ascolta.  Cosa sogni per il tuo disco?

Che possa diventare un punto di riferimento e, quindi, che ognuno possa specchiarsi negli stati emotivi che lo hanno determinato.

Nel gioco del linguaggio universale della musica la musica vince se riesce a far nascere da sé emozioni nuove?

Il nocciolo della questione sta proprio nella (ri)codifica del pezzo.
Per me ci sono solo due tipi di musica: quella che ti comunica qualcosa e quella che non ti comunica niente.

In 35 MM affidi la rilettura delle tue composizioni  Orchestrali di rilevanza internazionale.
Per un Direttore la scelta dell’Orchestra non è mai casuale? Ti è piaciuta la loro rilettura?

Il mio rapporto con l’orchestra va avanti da molti anni. La loro rilettura passa attraverso la mia visione, quindi è pilotata. E’ stata comunque una sfida che mi ha  portato  a  trasmettere, nel tempo di una registrazione, il senso che stava alla base di certe dinamiche e, quindi, delle mie idee musicali. Sinceramente sono molto soddisfatto di quanto riascoltato a registrazioni ultimate.

Tu sei anche formatore. Quando incontri i giovani cosa ti sorprende di loro? Che approccio hanno con la musica?

Trovo tanto talento in giro, persino in eccesso tant’è che il mercato discografico, sempre che esista ancora, non sarà mai in grado di valorizzarlo. Mediamente scopro una certa predisposizione all’ascolto del prossimo e una grande umiltà diffusa. Doti che tutti dovrebbero possedere.

C’è cultura musicale alla base?

E’ un tema delicato perché il livello professionale dei Conservatori non è altissimo. La formazione è un tasto  dolente.
Essere un bravo musicista non significa essere un bravo insegnante ossia la persona  capace di trasferire la giusta esperienza.

Ma come fa un compositore a fermare il momento creativo mentre è intento a fare altro?

E’ una bella domanda! Come fa?
Io seguo una regola e quando mi viene in mente un tema non prendo appunti e mi costringo a ricordarlo fino a quando non ho modo di trascriverlo davanti ad un pianofrote o su carta.

Presuppone un rischio?

Enorme. E’ una regola che ho rubato a Steven King perché ho letto  una intervista in cui parlava del suo modo di scrivere e sosteneva che “costringersi a ricordare  l’intuizione creativa è un ottimo esercizio di autoconservazione”.

Ti è capitato di perdere la tua intuizione creativa irrimediabilmente ?

Certo, mi è capitato in passato di tornare a casa e di non riuscire a realizzare il pezzo come lo l’avevo immaginato.

E’ un po’  affidarsi alla magia di un momento che sarà solo se dovrà essere?

Ecco diciamo che non prendo appunti proprio per vivere  la magia di ciò che resta lontano da possibili suggestioni.
Non tutto ciò che viene in mente è valido dal punto di vista artistico.

di Giovanni Pirri

 

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