MASSIMO CARLOTTO: giovedì 10 luglio a I CONCERTI NEL PARCO

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Giovedì 10 luglio, per I Concerti nel Parco, in Prima a Roma, Crime Story una grande pièce di teatro civile, in cui il crudo racconto della penetrazione delle mafie nella nostra società fa da sfondo ad un giallo appassionante ed inedito di un maestro del genere come MASSIMO CARLOTTO.

In un’atmosfera pirandelliana, lo scrittore è in scena nei panni di se stesso mentre descrive l’elaborazione del suo nuovo romanzo sulle mafie che gli è stato commissionato da un editore e che non rientrava nei suoi interessi fino al momento di imbattersi nella storia del mafioso Toni. Anche Toni, adesso collaboratore di giustizia, irrompe sulla scena, perché sente mistificate la propria storia e le proprie ragioni e non è d’accordo sulla ricostruzione dello scrittore: dunque Carlotto vorrebbe raccontare Toni, mentre Toni pretende di testimoniare solo la proria verità, in un braccio di ferro tra due punti di vista in cui si parla di mafia, ma sottovoce, perché è una storia che non vogliamo sentire né vedere anche se è tutti i giorni sotto i nostri occhi…

Tra i due inizia un dialogo, tra realtà e finzione, che si discosta dai soliti cliché sui collaboratori di giustizia e si avventura su territori inediti delle culture mafiose: la religione, la musica, la televisione, il sesso…

Il pentito Toni racconta e si racconta giocando sull’ambiguità della sua figura, ed è esplicito nel suo relazionarsi con il mondo esterno, nasconde il suo volto, ma non ciò che fa. Traccia la nuova mappa dell’infiltrazione mafiosa nella società, rivendica il passato e la sua cultura d’appartenenza ma allo stesso tempo deve giustificare la scelta del pentimento. Una scelta maturata nel complicato rapporto fra tradizione e modernità nel mondo criminale che nasconde però una verità inconfessabile, svelata con un drammatico colpo di scena…

In questa pièce il male racconta se stesso, la sua complessità, le relazioni pericolose con una parte della società.

Prima rappresentazione a Roma- Produzione Mismaonda

Per MASSIMO CARLOTTO  tutto comincia a Padova il 20 gennaio 1976 quando, Carlotto, 19 anni, militante di Lotta Continua, si trova a passare in bicicletta davanti alla casa della sorella, che abita nello stesso stabile di Margherita Magello, una ragazza di 24 anni. Sente delle grida che invocano aiuto: entra nell’appartamento che ha la porta aperta e scopre in un ripostiglio la giovane, nuda e coperta di sangue, agonizzante, colpita con 59 coltellate. Massimo – questa la sua versione – cerca di soccorrere la vittima e si sporca del suo sangue, ma poi, anziché avvertire la polizia, preso dalla paura, fugge. È solo dopo aver raccontato l’episodio a due amici e ad un avvocato, che Massimo si presenta spontaneamente ai Carabinieri. Il suo ruolo di testimone dura appena cinque minuti: i militari gli contestano l’accusa di omicidio e per lui si spalancano le porte del carcere.

Nel primo processo viene assolto per insufficienza di prove dalla Corte d’Assise di Padova, ma viene condannato a 18 anni di reclusione dalla Corte d’Assise d’appello di Venezia, e la pena viene confermata dalla Corte di Cassazione, nel 1982.

Fugge, prima in Francia e poi in Messico, ma dopo tre anni di latitanza viene catturato dalla polizia messicana e torna in Italia. Nel corso dello stesso anno nasce il Comitato Internazionale Giustizia per Massimo Carlotto, che organizza una campagna di informazione e una raccolta di firme a favore della revisione del processo. Il primo firmatario in Italia è l’ex presidente della Corte Costituzionale Ettore Gallo. Lo scrittore Jorge Amado nel giugno 1986, con altri intellettuali, lancia dalle pagine di Le Monde un appello per la revisione del processo. Nel frattempo Carlotto si ammala gravemente in carcere e inizia una nuova campagna per la propria scarcerazione.

Nel 1989 la Cassazione ordina la revisione del processo sulla base di tre nuove prove e rinvia gli atti alla Corte di Appello di Venezia, che il 22 dicembre 1990 emette un’ordinanza di sospensione della causa con rinvio alla Corte costituzionale: la sentenza della Corte Costituzionale[3] arriva il 5 luglio 1991, ma nel frattempo il presidente del Collegio rimettente è andato in pensione ed è necessario un secondo giudizio, nel quale Carlotto viene condannato a 16 anni.

L’opinione pubblica si attiva a favore di Carlotto, e nel 1993 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro gli concede la grazia, mettendo così fine alla vicenda.

INFO PER IL PUBBLICO
06. 58.16.987
339 80.41.777
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